Perchè "Giardino di Ausonia"
 
 

“Dove l’Apsia, il più sacro tra i fiumi, si getta in mare, troverai una femmina congiunta ad un maschio: li fonda una città, poiché il dio ti concede la terra di Ausonia”:

questo l’oracolo del dio Apollo che spinse un gruppo di Calcidesi ad avventurarsi nel mare Ionio a cercare questa terra, la Terra di Ausonia, la terra del Sole, florida e ricca di frutti, dove, racconta il mito, una vite si intreccia a un fico selvatico. Fu proprio questo segnale, narra lo storico greco Diodoro Siculo, a far approdare le navi dei coloni lungo la nostra costa, riconoscendo in questi luoghi i suggerimenti del dio a loro propizio. Così fondarono qui una città, chiamata Reghion che, probabilmente, prende il nome dal verbo greco ρήγνυμι, reghnümi, rompere, spaccare, in riferimento all’avvenuto distacco dalla terraferma della Sicilia. Molte altre le leggende che avvolgono il più profondo passato della città, come quella che la vede al centro di interscambi tra popolazioni mediterranee, orientali e indoeuropee (1260 a .C). È il periodo in cui la merce più richiesta è l’ossidiana che proveniva da Lipari. Da qui la potenza economica e la superiorità tecnologica dei Lipariti. L'ultimo principe delle Lipari, Giocasto giunse in queste terre, trovando un agglomerato di capanne e grotte tra il torrente Scaccioti e il Calopinace: pose la sua sede sulle alture di Pentimele, un pianoro il cui nome trapassò nella distorsione fonetica da Liparini a Luparini a Lupardini, da cui la via Lupardini, via che segna il tragitto fino alla nostra struttura. Su queste alture visse e regnò ai tempi dell'attraversamento dello Stretto di Eracle, il principe Giocasto e nella rada sottostante controllò il traffico navale est-ovest. Questo fu un periodo splendido per la città, ricordato come memorabile addirittura ai tempi del tiranno Anassilao di Reggio (498 a.C.), l'unico capace di rinverdire tale splendore. E ancora a quei tempi si parlava dello straordinario Menhir (struttura monolitica verticale), eretto per ricordare il più regale e potente signore della costa reggina, Giocasto. Fu costruito alla sua morte sulle attuali alture di Lupardini in modo che tutti i naviganti e potessero rendere omaggio al grande principe. La struttura del Menhir si richiama certamente al mistero della potenza, del passaggio dell’anima ed ai riti orfici: tali riti addolciscono gli aspetti più cruenti del culto di Dioniso con offerte accompagnate da danze e canti liturgici, cerimonie largamente diffuse in Magna Grecia e praticati nei boschi di questa altura. A Lupardini o Pentimele fu custodito per secoli il Menhir di Giocasto, a questo si aggiunge il canto del vento, dono del dio Eolo a Giocasto e il bosco della collina, il luogo dei riti orfici, che sintetizzano le radici della comunità reggina. Probabilmente a lungo la collina di Pentimele fu tabù tanto che i romani ne usarono le pendici per costruirvi una torre prigione (I a.C.) e tante le altre notizie e testimonianze dell’importanza di questa collina nella storia di questa antica ed affascinante città fino ad arrivare ai nostri giorni…ma per un attimo, venendo in questi luoghi, tendi l’orecchio, riconoscerai il canto del vento, respira a pieni polmoni, sentirai il profumo dei frutti di questa collina, spalanca gli occhi e guardati intorno, sentirai il calore della Terra del Sole, del giardino di Ausonia.